Laurea in Scienze dell’educazione: Speranze e delusioni


Dopo anni di studio ed impegno , dopo avere affrontato e superato ben 26 esami, il giorno che fui proclamata dottoressa, ero piena di orgoglio e ambizioni, un vulcano di speranze ed idee per il mio futuro lavorativo.


Oggi, a distanza di mesi da quel giorno, mi resta certamente l’orgoglio e la soddisfazione personale per il traguardo raggiunto, ma quel vulcano di speranze, di ambizioni lavorative si è spento sotto il peso della notizia che ho appreso; notizia reperita presso l’Università, presso le scuole materne, presso il provveditorato agli studi, tutte convergenti verso una drammatica verità : la mia laurea non mi consente di lavorare nella scuola materna.

Sì, proprio così, io dott.ssa in scienze dell’educazione, che ho studiato materie come: Pedagogia generale e sperimentale, storia della Pedagogia, Psicologia generale e dello sviluppo, sociologia dell’educazione , che mi sono iscritta in questa facoltà perché allora era l’unica orientata verso questo sbocco lavorativo, adesso vengo informata che con il mio titolo non sono idonea ad insegnare nella scuola materna in quanto non sono in possesso dell’abilitazione all’insegnamento.
L’unico percorso possibile per potere raggiungere l’abilitazione è quello di iscrivermi ad un altro corso di laurea direttamente abilitante: la laurea in scienze della formazione primaria. Mi si dice quindi che se voglio realizzare la mia aspirazione lavorativa, non ho altra scelta che rimettermi sui libri e conseguire questa nuova laurea, il tutto con nuovo investimento di tempo, denaro e sacrifici, e cosa davvero incredibile, senza sapere quante materie avere convalidate, in quanto tale decisione è rimandata al superamento dei test di ingresso, previo ovviamente pagamento delle tasse e contributi previsti dall’ateneo.


A parere mio questo è un sistema parossistico, viziato da una irrazionalità inconcepibile, che stronca e abbatte la volontà degli studenti, anziché stimolarli ed incoraggiarli.
Io personalmente non ho ceduto a questo ricatto, non concepisco l’idea di buttare via la mia laurea, e con essa i tanti sacrifici fatti per conseguirla, non ritengo giusto che l’autorità che ha istituito la laurea in scienze della formazione primaria si sia dimenticata di noi iscritti in scienze dell’educazione, che non abbia tenuto in considerazione il futuro di quanti come me si iscrissero in tale facoltà.
Non ritengo corretto che noi laureati in scienze dell’educazione non abbiamo nessuna agevolazione per conseguire la laurea in scienze della formazione ma siamo trattati alla stregua delle matricole, addirittura costretti ai test di ingresso.

Io quindi mi ritengo ingannata, defraudata e non tutelata dall’Università degli studi, che istituisce ed estingue corsi di laurea a suo piacimento senza avere a cuore le aspettative e le speranze maturate dagli studenti.
Io per le ragioni sopra esposte, ho deciso di non arrendermi a questo sistema viziato, e ritengo che non dobbiamo essere noi laureati a piegarci verso l’Università, bensì è l’Università che deve avvicinarsi a noi, alle nostre esigenze legittime. Noi, infatti, abbiamo già fatto il nostro dovere di studenti, abbiamo pagato le tasse, abbiamo studiato e meritato il nostro titolo, adesso attendiamo che le istituzioni universitarie accolgano le nostre istanze, ascoltino i nostri problemi, magari aprendo un confronto con dei nostri rappresentanti.


Nel frattempo, cari colleghi dottori in scienze dell’educazione, altro non ci resta che mantenere vivo l’orgoglio per la nostra professionalità ed il nostro titolo di educatori, ed organizzarci per la tutela dei nostri diritti.
Mi rivolgo quindi a tutti coloro che si sono riconosciuti nel mio sfogo, per le medesime ragioni o anche per differenti motivi, a rivolgersi all’associazione Laureati dimenticati, in modo da unire le nostre singole voci in un coro unanime di rivendicazione, perché solo essendo in tanti e uniti si può sperare di ottenere qualcosa, perché in gioco c’è il nostro futuro lavorativo


Dott.ssa Assunta Montalbano

 

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