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Giugno 2007 : Celebrazione Funebre della Repubblica Italiana
“affondata” sul lavoro
Il 2 giugno 2007 ricorre il sessantunesimo anniversario della
nascita della Repubblica Italiana. In tutta Italia, dunque,
si svolgeranno celebrazioni che riporteranno alla memoria
il passaggio dalla Monarchia alla Repubblica, intesa come
Stato di diritto.
A seguito di tale passaggio, ed esattamente un anno e mezzo
dopo, entrò in vigore la Costituzione della Repubblica
Italiana, che ne costituì le fondamenta.
L’art.1 della Costituzione afferma che l’Italia
è una Repubblica democratica fondata sul lavoro e l’art.
4 riconosce tale diritto a tutti i cittadini. Il diritto al
lavoro, infatti, può considerarsi il primo diritto
sociale irrinunciabile in quanto, essendo strettamente correlato
al sostentamento, influenza l’effettivo esercizio di
molti altri diritti fondamentali , primi fra tutti del diritto
a formarsi una famiglia (artt. 29 e ss.) e del diritto ad
una esistenza libera e dignitosa ( art.36 ).
Esso è anche lo strumento per affermare la propria
autonomia ed indipendenza ed è quello che , dunque,
ci permette di programmare il futuro e che condiziona le più
importanti scelte di vita .E’ il diritto all’autoaffermazione
nella cooperazione sociale, fondato sull’esigenza dell’integrazione
di tutti nella stessa compagine sociale.
Tuttavia oggi lo scenario che si presenta ai nostri occhi
è desolante: la disoccupazione è ad altissimi
livelli, le condizioni di accesso al lavoro appaiono profondamente
modificate e caratterizzare da estrema flessibilità
e precarietà. I giovani sono incapaci di programmarsi
un futuro, il lavoro, quello “vero”, connotato
da stabilità ed adeguatezza di trattamento economico,
è diventato un lusso riservato solo a pochi.
In Italia, da svariati anni, non vengono più banditi
concorsi, nonostante l’art.97 della Costituzione indica
le procedure di selezione pubblica come unico strumento per
accedere alla Pubblica Amministrazione. Le neo forme di accesso
al lavoro vengono usate in maniera distorta e hanno sortito
l’effetto di creare un esercito di disperati, le cui
fila si accrescono ogni giorno di più. Giovani non
retribuiti e “tenuti al guinzaglio” da superiori
senza scrupoli che sfruttano i loro anni migliori promettendogli
una stabilizzazione che non arriverà mai.
Laureati, colti, iper-formati, costretti ad abbandonare l’Italia
pur di ottenere una retribuzione o costretti a lavorare nei
call-centers ed a sprecare, così, tutte le professionalità
acquisite nel corso di lunghi e sudati studi. Quegli studi
i cui costi, oltretutto, ha sopportato lo stesso Stato, incapace,
poi, di raccoglierne i frutti e di spendere tali professionalità
per spingere in avanti il proprio sviluppo economico.
Quella stessa Italia che, secondo l’articolo 6 della
Costituzione, “promuove lo sviluppo della cultura e
della ricerca scientifica e tecnica”, sta, invece languendo
per effetto delle errate manovre politiche che, ormai, sembrano
contraddistinguerla.
Alla luce di queste considerazioni cosa, oggi, dovremmo festeggiare?
Sottosviluppo, arretratezza culturale, le continue guerre
fra poveri o il ricorso al clientelismo per ottenere un posto
di lavoro? La festa di oggi dovrebbe rappresentare, piuttosto,
un reale momento di riflessione , un momento per dire basta
allo sfruttamento dei giovani e per rilanciare lo sviluppo,
la cultura e la meritocrazia.
La Carta Costituzionale della Repubblica Italiana non può
più essere impunemente violata .E’ giunto il
momento di porre concretamente fine a tali abusi. Basta con
le parole di sostegno e di presa in carico del problema della
disoccupazione mentre, sostanzialmente, si continua a sfasciare
il Paese e la vita di tanti giovani e di tante famiglie.
Il 2 giugno non è una festa è piuttosto la Celebrazione
Funebre della bella Italia, fondata sul lavoro, che i Costituenti
del 1947 avevano progettato che divenisse.
Antonella Cucchiara
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